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Bosa

Bosa

Bosa

Nella regione storica della Planargia, lungo l’unico fiume navigabile in Sardegna, il Temo, sorge la pittoresca Bosa. Narra la leggenda che la cittadina fu fondata da Calmedia, moglie dell’eroe “Sardus Pater”. La città di Calmedia, nella località oggi chiamata Calameda, fiorente centro culturale, avrebbe per secoli convissuto con la vicina Bosa, con cui si sarebbe infine fusa. In realtà il nome ha origini antiche: un’epigrafe fenicia purtroppo perduta, risalente probabilmente al IX – VIII sec. a.C., attesta infatti per la prima volta la presenza di un popolo Bs ‘n, in riferimento agli abitanti di Bosa.

Per tutto il medioevo subì le scorrerie degli Arabi, ma con la costruzione del castello dei Malaspina sul colle di Serravalle, si presume che la popolazione abbia cominciato progressivamente a trasferirsi sulle pendici dell’altura. Garantiva infatti una maggior protezione contro le incursioni arabe, e nella zona di Calameda restò solo la cattedrale di San Pietro. Nel 1308 i Malaspina cedettero il castello di Bosa a Giacomo II d’ Aragona e in seguito all’alleanza con gli Arborea Pietro Ortis ne prese possesso. Ma fù Mariano IV a rompere il sodalizio con gli aragonesi prendendosi il castello con la forza e solo nel 1400 ripassò sotto il regno di Giovanni II d’Aragona. Passò come feudo perpetuo a Giovanni di Villamarina, capitano generale della flotta reale, e poi ereditata da Bernardo di Villamarina nel 1479 alla morte del padre, Bosa ottenne maggiori privilegi commerciali. Isabella di Villamarina morì senza eredi e re Filippo II di Spagna sequestrò il territorio riunendolo al patrimonio regio diventando quindi città regia e cessando così di essere sotto un’autorità feudale.

A metà del 1600 la città fù funestata da varie vicissitudini: subì un inondazione, fù colpita dalla peste, da un incendio e da una grave carestia. Si riprese solo nel 1700 quando passò in mano agli Asburgo e poi in seguito ai Savoia e nell’800 ebbe un progressivo incremento demografico. Si svilupparono numerose attività come quella della concia delle pelli (a sinistra del Temo, negli edifici denominati sas Conzas), vennero abbattute le vecchie mura e già alla metà del XIX secolo la città si estese verso il mare, ridando vita anche al porto.

COSE DA VEDERE

Interessante il sito archeologico S’abba Druche e numerose le Domus de janas (come quelle di Coroneddu, Ispilluncas, Monte Furru, Silattari, Tentizzos) ed i nuraghi (in località Monte Furru). Del XII secolo è il duomo di Bosa, la Concattedrale dell’Immacolata Concezione con due cupole, coperte di maioliche colorate e il campanile in arenaria rossa che caratterizza anche le decorazioni rococo della facciata con lesene e cornici di gusto classico. Dentro le mura del castello troviamo la Chiesa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos che conserva affreschi della scuola catalana, mentre fuori le mura troviamo la Chiesa di San Pietro Extramuros, una delle più antiche chiese romaniche della Sardegna. Nel corso Vittorio Emanuele II vi è la chiesa del Rosario o oratorio del Rosario in stile manierista. Nell’omonima piazza sorge la chiesa della Madonna del Carmine con l’ex convento dei frati, con una ricca facciata in stile barocco che spezza la linearità con il prospetto del semplice convento.Interessanti gli arredi lignei e l’unico organo in Sardegna costruito dal fabbricante lombardo Carlo Giuliani.

Tra le architteture civili, collocate sulla sponda sinistra del Temo, troviamo le antiche concerie, dichiarate monumento nazionale nel 1989, costruite lontano dall’abitato per via del pessimo odore prodotto durante le prime fasi della lavorazione delle pelli. A ricordo dell’inaugurazione dell’acquedotto, uno dei primi in Sardegna, nel 1881 fù costruita una grande fontana in trachite rossa locale e pregiato marmo bianco, “Sa Funtana Manna”. Interessante da vedere il rione medioevale di Sa Costa, un insieme edilizio sviluppato su strade strette e lunghe con una pavimentazione composta da ciottoli e lastroni in basalto. il Museo Casa Deriu, è uno degli edifici più belli del Corso Vittorio Emanuele, raro esempio in Sardegna di autentica residenza signorile ottocentesca, l’edificio di tre piani, ospita anche esposizioni temporanee dedicate all’artigianato e all’arte.

Sugli affioramenti trachitici dell’Isola rossa, un tempo separata dalla terraferma sorge la Torre di Bosa del XVI secolo. Costituita da un unico piano con volta a cupola era dotata di sei cannoni di vario calibro e sette fucili. La torre Argentina invece aveva il compito di segnalare l’arrivo dei nemici. Vi si accedeva tramite un ingresso situato a tre metri dal suolo ed è collegata visivamente con le altre torri di Foghe, Colombargia e d’Ischia Ruja.

Tramite una scalinata lunga e ripida, sulla cima del colle di Serravalle è stato edificato nel 1112 dalla famiglia toscana dei Malaspina, l’omonimo castello. Nel corso dei secoli venne più volte ampliato ad opera di pisani aragonesi e spagnoli ed è circondato da una cinta muraria costruita in trachite chiara.

Bosa vanta tradizioni antiche e feste religiose e profane; Tra i riti religiosi più sentiti, Santa Maria del Mare e Regnos Altos che ricorre il sabato e la domenica della seconda settimana di Settembre. La prima domenica di agosto si celebra la festa di Santa Maria Stella Maris: la mattina una processione di barche precedentemente abbellite con bandierine, canne e fiori porta la Madonna lungo il fiume, dalla chiesa di Bosa Marina alla Cattedrale e il pomeriggio fa rientro alla sua chiesa. Il 28 maggio si festeggiano i due patroni della città i SS Emilio e Priamo.

Tra i riti pagani il Carnevale è sicuramente una ricorrenza da non perdere.

Non ci sono maschere che sfilano ma vi è un allegria per le strade che si manifesta come un canovaccio teatrale con allegorie sessuali. E’ caratterizzato da due tipiche mascherate che si svolgono il martedì grasso. Quella del martedì’ mattina si chiama ” S’ Attitidu” (lamento) dove le maschere sono vestite di nero, hanno in mano una bambola e piangono per il suo comportamento poco serio. Pregano a tutte le donne, anche non mascherate , un po di latte per ristorare la bambola stanca e perduta dai suoi costumi dissoluti. Al calare della notte le maschere si vestono di bianco e si dipingono il volto di nero, tengono in mano un lampioncino colorato o un cestino e con una candela cercano “Giolzi” che raffigura la ricerca del sesso. La mascherata termina con un falò che brucia un pupazzo per simboleggiare la fine del carnevale e il ritorno alla vita normale.

Bosa è celebre per la tradizione enogastronomica e per la qualità dell’olio e dei vini. Fra essi, la Malvasia, che ha guadagnato anche il marchio DOC. Gli è stato inoltre dedicato un itinerario che parte da Bosa e passa per gli altri paesi produttori di questo vino: Modolo, Magomadas, Suni e Flussio.

Gli appassionati di trekking e birdwatching, possono ammirare lo spettacolo offerto dalla Riserva naturale di Badde Aggiosu, Marrargiu e a Monte Mannu. Per chi pratica snorkeling, invece, è consigliata la visita al Parco Biomarino di Capo Marrargiu.

La spiaggia di Bosa Marina, si è aggiudicata le cinque vele nella Guida Blu di Legambiente e dalla quale è possibile ammirare la Torre del Porto dell’Isola Rossa, in stile aragonese.

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