Nel caldo luglio del 1760, mentre l’Europa era attraversata da grandi tensioni politiche e fermenti illuministici, in Sardegna accadde qualcosa di cruciale ma spesso dimenticato: il 25 luglio, un regio biglietto firmato dal Ministro per gli Affari di Sardegna, Giovanni Battista Lorenzo Bogino, decretò che l’italiano diventasse l’unica lingua utilizzabile nelle scuole e nelle pubbliche istituzioni dell’isola.
Una scelta che segnò per sempre l’identità linguistica e culturale della Sardegna.
Chi era Bogino?
Bogino era un ministro piemontese energico, pragmatico e convinto sostenitore del centralismo sabaudo.
Il suo obiettivo era trasformare la Sardegna in un territorio moderno, ordinato, efficiente – e soprattutto fedele alla monarchia dei Savoia.
Tra le sue riforme più incisive: censimenti, riorganizzazione amministrativa, controllo sulla Chiesa, potenziamento dell’agricoltura…e un’aggressiva politica linguistica.
Il regio biglietto del 25 luglio 1760
Con questo atto formale, il ministro ordinò che tutti gli insegnamenti scolastici si svolgessero esclusivamente in lingua italiana, escludendo l’uso del catalano, dello spagnolo e del sardo, fino ad allora ampiamente diffusi nei contesti scolastici, religiosi e istituzionali.
Si trattava di un’azione chiaramente politica: uniformare linguisticamente l’isola significava renderla più controllabile, più integrata nella visione sabauda del Regno.
Il catalano era ancora la lingua di cultura e liturgia in molte città (soprattutto ad Alghero), mentre il castigliano restava la lingua della burocrazia e del diritto. Il sardo, invece, era la lingua del popolo, ma priva di uno statuto ufficiale.
L’italiano – fino ad allora percepito come “lingua straniera” – veniva dunque innalzato a lingua della modernità e del potere.
Le reazioni locali
Le reazioni a questa riforma furono variegate.
Alcuni settori del clero e delle famiglie aristocratiche accolsero l’italiano con favore, vedendolo come lingua colta e veicolo di progresso.
Altri, invece, la percepirono come una forma di imposizione culturale, che minava l’autonomia storica e linguistica dell’isola.
Dai carteggi conservati negli archivi reali emerge il disagio di alcuni vescovi, educatori e studiosi sardi – tra cui membri della famiglia Simon – che chiedevano più tempo per adattare i seminari, i conventi e le scuole ecclesiastiche alla nuova lingua.
Ma Bogino fu irremovibile: il cambiamento doveva essere rapido, deciso e irreversibile.
Una lingua per dominare?
L’intento non era solo educativo, ma profondamente politico.
Imporre l’italiano significava rompere con l’eredità culturale iberica e rafforzare la fedeltà alla monarchia piemontese.
Il sardo – nelle sue molteplici varianti – veniva relegato a lingua inferiore, non degna di insegnamento, non adatta alla pubblica amministrazione.
Così, mentre l’Italia continentale si avviava verso l’unità, in Sardegna la perdita di uno spazio pubblico per la lingua sarda aveva già avuto inizio – e l’effetto sarebbe stato profondo e duraturo.
Una traccia viva nella lingua sarda
Nonostante tutto, la memoria popolare sarda ha conservato il nome di Bogino.
Lo testimonia ancora oggi un detto, divenuto proverbiale, usato come maledizione ironica o monito severo:
“Ancu ti currat su Buginu”
(Che non ti perseguiti Bogino!)
Nota etimologica sul termine “Buginu”
Sebbene oggi il detto venga spesso associato alla figura storica del ministro Giovanni Battista Lorenzo Bogino, le ricerche linguistiche indicano che il termine buginu/buzinu possa avere origini più antiche. In molte aree della Sardegna esso è collegato al boia o al carnefice, probabilmente derivato dal catalano botxí o dal latino bucinum, strumento utilizzato per annunciare le esecuzioni.
L’associazione con Bogino sarebbe dunque successiva, nata per assonanza e rafforzata dalla fama di severità che le sue riforme lasciarono nel sentire popolare.
Un’espressione che rivela quanto il suo operato sia stato vissuto come autoritario, rigido e per molti versi doloroso.
Il ministro piemontese entrò così nella storia della Sardegna…e persino nella sua lingua, ironicamente proprio quella che voleva marginalizzare.
Bibliografia per approfondire
- Diana, Laura – Lingua e cultura nella Sardegna del Settecento. Il progetto riformatore del ministro Bogino, tesi di dottorato, Università degli Studi di Cagliari, 2012.
↳ Disponibile su: https://tesidottorato.depositolegale.it - Contini, Michelangelo – L’italiano in Sardegna: storia e problemi, in “Atti del Convegno Internazionale di Studi Sardi”, Sassari, 1982.
- Atzeni, Gavino – Il catalano in Sardegna e la politica linguistica dei Savoia, in “Rivista Italiana di Dialettologia”, 2007.
- Mattone, Antonello – Sardegna e Piemonte nel Settecento. Riforme, religione e cultura, Carocci, Roma, 2004.
- Mereu, Gianfranco – La Sardegna nel Settecento: dalla dominazione spagnola a quella sabauda, in “Archivio Storico Sardo”, Cagliari, 1988.
Sitologia (fonti online consultate)
- Wikipedia – Giovanni Battista Lorenzo Bogino
- Internet Culturale – Nuova Biblioteca Manoscritta – Regio Biglietto, 1760
- Vistanet.it – Detti popolari: “Ancu ti currat su Buginu”
Mi imbatto in questo articolo, apprezzabile per tono e contenuto, ma devo segnalare un errore. Il termine sardo buginu, buzinu, ecc. non ha a che fare con ministro Bogino, ma è più propriamente il nome del boia (in senso traslato, dato che si riferisce nello specifico allo strumento che annunciava le esecuzioni capitali). È un errore ricorrente, ma nondimeno è un errore.
Buona sera Omar!
Grazie mille per il suo intervento e per la precisazione, davvero preziosa!
Ho aggiornato l’articolo inserendo una nota etimologica proprio grazie alla sua osservazione: il contributo è stato molto utile per renderlo ancora più accurato.
La ringrazio di nuovo per la lettura attenta e per aver arricchito la discussione!