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Cucina italiana patrimonio UNESCO: quali benefici per la Sardegna nel 2025

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Il 10 dicembre 2025 l’Italia celebra il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO, un traguardo unico che mette al centro il valore culturale, sociale e comunitario del cibo. Ma che cosa significa tutto questo per la Sardegna, una delle regioni italiane con il patrimonio gastronomico più identitario e antico del Mediterraneo?

L’ingresso nella lista UNESCO non riguarda un piatto specifico, ma l’intero modello culturale che caratterizza la cucina italiana: convivialità, filiera artigianale, stagionalità, biodiversità, trasmissione dei saperi.
Un quadro nel quale la Sardegna si inserisce perfettamente.


1. Una vetrina internazionale per i prodotti e le tradizioni sarde

Il brand UNESCO aumenta la curiosità verso le cucine regionali e locali, soprattutto quelle più autentiche. Per la Sardegna rappresenta una leva potente per valorizzare:

  • il pane carasau, il civraxiu e i pani rituali
  • la fregula, i malloreddus, i culurgiones IGP
  • il pecorino e i formaggi a latte crudo
  • bottarga, zafferano, olio extravergine
  • i dolci della tradizione: pardulas, papassini, gueffus
  • i grandi vini identitari: Cannonau, Carignano del Sulcis, Vernaccia di Oristano, Malvasia di Bosa

Il riconoscimento UNESCO rafforza l’idea che tutto questo non sia solo “cibo”, ma patrimonio culturale vivo.


2. Crescita del turismo enogastronomico e rurale

Il turismo del 2025 segue una tendenza chiara: cercare esperienze autentiche, sostenibili e legate all’identità del territorio.

Grazie all’UNESCO, la Sardegna può beneficiare di:

  • nuove richieste per corsi di cucina tradizionale (pane, pasta, dolci)
  • percorsi e tour del vino nelle zone più vocate (Mandrolisai, Marmilla, Bosa, Sulcis)
  • maggiore interesse per agriturismi, cantine, aziende agricole
  • valorizzazione dei borghi legati ai saperi gastronomici (Oliena, Ovodda, Sadali, Seneghe, Bosa, Baunei)

Un’opportunità per destagionalizzare i flussi, distribuire il turismo nell’interno e creare economia locale.


3. Benefici per le filiere produttive e artigianali

Il marchio UNESCO aiuta a:

  • promuovere e difendere DOP, IGP e Presìdi Slow Food
  • proteggere prodotti tradizionali da imitazioni e uso improprio dei nomi
  • accedere più facilmente a fondi di tutela e programmi di salvaguardia
  • sostenere giovani imprenditori nella filiera agroalimentare

Per la Sardegna, dove il tessuto produttivo è fatto di piccole aziende, pastori e laboratori familiari, questa è una leva strategica.


4. Rafforzamento dell’immagine della Sardegna all’estero

Nel turismo internazionale, la Sardegna è spesso associata solo al mare.
Il riconoscimento UNESCO permette di raccontare una storia più completa:

  • un’isola dalla forte identità gastronomica
  • un territorio con vitigni autoctoni unici
  • un patrimonio agro-pastorale millenario
  • una cultura del cibo con radici preistoriche

È un’occasione per posizionare la Sardegna come destinazione enogastronomica mediterranea di eccellenza.


5. Salvaguardia dei saperi tradizionali

Il valore dell’UNESCO riguarda soprattutto la trasmissione culturale.
Per la Sardegna significa più attenzione a:

  • laboratori didattici nelle scuole
  • archivi digitali delle ricette storiche
  • tutela delle antiche tecniche di panificazione e caseificazione
  • ruolo delle donne custodi dei saperi
  • recupero di ricette e rituali gastronomici in via di scomparsa

Un modo per mantenere vivo un patrimonio che rischia di perdersi.


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