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Sassari

(Foto Wikipedia)


L’origine del nome deriva da due appellativi paritetici: Thàthari e Sàssari. Il primo pare indichi l’origine dei fondatori del primo gruppo abitato, mentre il secondo, il più antico, indicò in origine la vocazione agli orti. Contiene la base sumera sar “giardino, orto” ripetuta per indicarne la totalità, “immensa rete di orti”.

Non vi sono notizie certe sulle origini della città, l’ipotesi più probabile è che essa sia il risultato del progressivo allargamento di uno dei villaggi medioevali che sorsero nelle colline a ridosso del golfo dell’Asinara. Si sa per certo che nel 1113 i giudici di Torres cominciarono a soggiornarvi rafforzandola con un castello, il Castrum Sassaris o Saxi, di cui già si ha notizia in un documento dell’anno 1118.

In seguito fù coinvolta nella lotta per il predominio su tutta la Sardegna e, nello stesso giudicato di Torres, tra Pisa, Genova e i Giudici. La repubblica ligure ebbe la meglio, dopo la battaglia della Meloria (1284), stipulando una convenzione nella quale Genova si impegnava a proteggere e difendere Sassari. Il controllo della città fu affidato al podestà genovese e al Consiglio Maggiore formato da cento cittadini con la carica a vita. Per reazione verso i genovesi che volevano a ridurne l’autonomia, si formò in città un gruppo filo-aragonese, fu pero da subito chiaro che i nuovi alleati puntavano ad un rigido dominio della città. Nell’anno 1325 ci fù dunque una ribellione repressa dagli aragonesi che vi costruirono una fortezza per meglio sorvegliarla.

Gli aragonesi si consolidarono dopo una serie di lotte soltanto nell’anno 1420, mentre si rafforzava quella cerchia di nobili Spagnoli, che traevano beneficio dai feudi che venivano loro concessi. Il controllo dei traffici del nord della Sardegna e la presenza dei feudatari divenne motivo di benessere e potenza. Nell’anno 1528 la peste portò via almeno 15 mila morti nella sola città e venne fatto un voto alla Madonna per la fine dell’epidemia, nell’anno 1582. All’interno della comunità , cominciarono ad avere importanza le categorie di artigiani e lavoratori detti Gremi. Nella processione del 14 agosto, durante la quale vengono portati a braccia grandi Candelieri, uno per ogni categoria di lavoratori, viene ogni anno rinnovata la promessa solenne.

Come tutta la Sardegna, con il trattato di Londra dell’anno 1718, passò al Piemonte. Sotto i Savoia la città ebbe notevoli benefici, ma la spinta riformistica allentò con Vittorio Amedeo III, portando la città a ribellarsi nell’anno 1780. Nel giro di pochi giorni fu ripristinato l’ordine. Ne seguì un decennio rivoluzionario dove le rivolte venivano controllate con esecuzioni capitali. Tornò a risplendere nell’anno 1821 grazie al governo di Carlo Felice prima e Carlo Alberto poi, e nell’anno 1836, il permesso di costruire al di fuori della cinta muraria portò la città ad espandersi, tant’è che nei primi del ‘900 ci fù un notevole sviluppo industriale. Protagonisti, a partire dall’anno 1891, nell’ambiente politico, tre giovani avvocati, Enrico Berlinguer, Pietro Moro e Pietro Satta Branca, che fondarono il giornale La Nuova Sardegna, ben presto divenuto il quotidiano più diffuso nell’isola.

Superò il periodo bellico senza molti traumi, dovette però sopportare una prolungata carenza di generi alimentari. Nel dopoguerra, Sassari reagì pian piano e ottenne un lento sviluppo economico, portando la città a diventare tutt’oggi il secondo centro cittadino di spicco della Sardegna.


COSE DA VEDERE E DA FARE

Percorrendo la Strada Statale 131 “Carlo Felice”, direzione di Porto Torres, esattamente al Km 222.300, si svolta in una strada sterrata che conduce al cancello d’ingresso dell’area archeologica di Monte d’Accoddi. Unico nel bacino del Mediterraneo, il monumento, è parificato morfologicamente a una ziqqurat mesopotamica, ed è attribuito alla cultura di Abealzu.

Le capanne che circondano l’altare indicano che si trattava di un luogo di culto. Lungo ben 75 metri, compresa la rampa d’accesso, ed era alto 37 ma attualmente 8 metri. Vicino all’altare vi sono altri monumentali artefatti prenuragici: a est un lastrone di 8,2 tonnellate, forse costituiva una tavola per offerte, al lato opposto un Menhir e due pietre sferoidali, la più grande pesa più di una tonnellata ed ha una circonferenza di circa 5 metri, la seconda ha un diametro di circa 60 cm. Il monumento esprimerebbe la rappresentazione religiosa dei mesopotamici, i quali erano convinti che il cielo e la terra si unissero, per mezzo di un monte (Kodi in sardo arcaico), mentre la divinità scendeva tra gli uomini. L’altare sulla torre era perciò quindi il punto di incontro tra l’uomo e il divino e probabilmente un gran numero di animali vi veniva sacrificato. Un’altra ipotesi è che la simmetria dell’altare riprodurrebbe le stelle della Croce del Sud, oggi non visibile dal sito per via della precessione degli equinozi, ma che 5000 anni fa era probabilmente visibile nel porzione sud del cielo sardo.

Poco distanti si trovano le necropoli di Su Crucifissu Mannu, con 22 Domus de Janas tutte pluricellulari, Ponte Secco con tredici tombe ipogeiche, Li Lioni, Sant’Ambrogio, Su Jaiu, Spina Santa e Marinaru, i dolmen e menhir di Frades Muros,ed una decina di nuraghi. La necropoli di Montalè, costituita da sei ipogei si trova a ridosso del quartiere di Li Punti, mentre presso la frazione di Tottubella possiamo vedere il Nuraghe Rumanedda, del tipo monotorre a tholos. A breve distanza inoltre c’è il museo forte romano, precisamente a La Crucca, inserito in un bellissimo parco adibito per le rievocazioni storiche.

La Cattedrale di San Nicola, chiamata Duomo, costruita nell’anno 1725 presenta la facciata barocca di notevole pregio, con tre nicchie sopra il portico rettangolare, all’interno delle quali vi sono le statue dei Santi Turritani (Gianuario, Proto e Gavino); La Chiesa di San Pietro di Silki, annessa al convento dei Francescani e sede dei Gremi dei Massai; La Chiesa di Sant’Andrea, sede della confraternita del Santissimo Sacramento e la Chiesa di Santa Caterina sono solo alcune delle molte architetture religiose di notevole interesse.

Le architetture civili rappresentano un notevole patrimonio per la città. Lungo corso Vittorio Emanuele possiamo ammirare le Case gotiche catalane del XV secolo, Palazzo d’Usini in piazza Tola oggi sede della Biblioteca Comunale, l’antico deposito del grano chiamato Palazzo della Frumentaria, Il Palazzo Ducale attualmente sede del comune, il Teatro civico, i Palazzi Giordano, Cugurra e della Provincia in Piazza Italia sono solo alcuni dei luoghi di pregio visitabili durante il soggiorno in città.

Simbolo della città è la Fontana di Rosello, ai piedi dell’omonimo quartiere e sovrastata dal ponte di periodo fascista. Questo può essere un’ottimo punto di partenza per un itinerario nel centro storico sassarese. Essa alimentava l’acquedotto che riforniva Porto Torres. L’acqua scaturisce da otto mascheroni alla base, tre su ogni lato maggiore e uno sui lati minori, e dalle statue poste agli angoli che rappresentano le 4 stagioni. Aggiunte nell’anno 1828, sostituiscono le originali andate distrutte nei moti antifeudali dell’anno 1795; di esse, si salvò solo quella raffigurante l’Estate, ma è molto danneggiata e attualmente è custodita all’interno del Palazzo Ducale. Ugualmente le due arcate incrociate, alla cui sommità stava la statua di San Gavino, sono state ricostruite nell’anno 1843, mentre la statua è una copia dell’originale. Sotto la crociera una quinta statua, originaria, raffigurante un dio fluviale sdraiato.

 

Il Castello di Sassari, costruito dagli Aragonesi, fu demolito nell’anno 1877 e nell’area dove sorgeva, fu costruita la Caserma La Marmora, sede della Brigata Sassari con l’omonima piazza, sotto la quale, recenti scavi archeologici hanno portato alla luce le fondazioni dell’antica struttura. A partire dal XIII secolo si cinse la città con delle mura, intervallate da 36 torri ma ne rimangono solo 6, tra le quali l’unica torre tonda chiamata anche Turondola. Il perimetro aveva uno sviluppo di 3 km ed era diviso da 4 porte; nell’anno 1600 venne aperta un’altra porta, tra l’Arcivescovado e l’Università, e venne chiamata “Nuova”.

 

Piazza Fiume conosciuta dai sassaresi con tale nome da quasi un secolo, nacque nell’anno 1899 con il nome di Piazza Ospedale in quanto fu costruita di fronte al primo vero Ospedale civile di Sassari, terminato nell’anno 1849. Fu il Comune che, con una delibera urgente, nel novembre dell’anno 1918, subito dopo la fine vittoriosa della guerra, diede nomi che, come piazza Fiume e via Brigata Sassari, viale Trento e viale Trieste, ricordassero i luoghi sacri di quella lunga inutile strage. Dopo un lungo restauro, l’ex Ospedale Civile ospita, al suo interno, la nuova Biblioteca Universitaria ricca dei suoi circa 300.000 volumi. La piazza è protagonista di manifestazioni ed eventi di vario genere e nel suo sottosuolo ospita il più grande parcheggio di Sassari.

 

Notevole il numero dei Musei presenti in città, fondamentale Museo nazionale archeologico ed etnografico G. A. Sanna, il Museo Diocesano e il Museo d’arte contemporanea Masedu, mentre il Museo Sassari Arte (MUS’A) e il Museo dell’arte del novecento e del contemporaneo presentano interessanti mostre temporanee con collezioni di Sironi, Biasi e Arte sarda del ‘900 e oltre.

A Sassari l’artigianato salvaguarda i simboli e le forme nei disegni che ornano tutti gli oggetti prodotti dall’oggettistica all’oreficeria, all’abbigliamento. Nel centro storico si trovano negozi-laboratorio nei quali è possibile acquistare prodotti realizzati dagli artigiani locali, creati con le stesse tecniche in uso secoli fa ma anche con tecniche sviluppate in una direzione più moderna, trasformandosi così in design e manufatti di sorprendente modernità. Non mancano botteghe di alimentari storiche dove poter acquistare le eccellenze culinarie dell’isola, o negozi dedicati alla vendita di attrezzature sportive, come trekking, pesca, climbing e tutto ciò che necessita il turista che vuole vivere la vacanza in maniera più attiva.

Per gli appassionati di trekking, nordic walking o semplicemente di natura, si erge su un promontorio poco distante dalla strada che da Sassari attraverso La Corte e Palmadula porta sino all’Argentiera, il Parco Lu Cantaru.


Da decenni le manifestazioni, soprattutto religiose, hanno un forte richiamo turistico. La Festha Manna, si svolge il 14 agosto. Essa rinnova la promessa alla Madonna con la tradizionale “Faradda di li Candareri” (Discesa dei Candelieri).

Con cadenza annuale nella domenica dell’Ascensione (penultima domenica di maggio), dal 1711, in omaggio al re Filippo V di Spagna, La Cavalcata sarda con la sfilata a piedi e a cavallo di gruppi provenienti da ogni parte della Sardegna, rappresenta una delle più importanti manifestazioni dell’isola.

 


Variegata la cucina sassarese, da gustare in agriturismo o ristorante, soprattutto piatti a base di formaggio e di verdure come la fabadda, zuppa molto densa a base di fave secche, cavolo, finocchi, cotenna e carne di maiale. Tra i secondi piatti, troviamo la cordula con piselli, la trippa cotta nel sugo di pomodoro e un posto importante occupano le chiocciole, spesso chiamate lumache, nelle varie pezzature.

 

Il piatto tipico è lo zimino, cioè le interiora del vitello come diaframma, intestino, cuore e milza, cotte in graticola sulla brace. Un altro piatto tipico “adottato” è la fainé genovese.

Tra i dolci, oltre a quelli tipici dell’isola come papassini, tiricche e seadas, sono proprie della città e dintorni le frittelle lunghe dette “li frisgiori longhi” o “sas frigjolas” fatte principalmente durante il carnevale, fritte e a base di farina, acqua, zucchero, anice e scorza d’arancia grattugiata. Tanti gli accoglienti bar per una sosta durante la quale potrete sorseggiare ottimi vini locali e birre artigianali.

 


 

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