Fin dall'antichità, gli uomini hanno cercato strumenti capaci di proteggerli dalle avversità, attirare la fortuna o allontanare le influenze negative. La Sardegna non fa eccezione e conserva ancora oggi una ricca tradizione legata ad amuleti e talismani, oggetti che raccontano un patrimonio culturale antico e profondamente radicato nella vita quotidiana delle comunità isolane.
Le loro origini si perdono nel tempo e trovano corrispondenze nelle culture di tutto il mondo. Nel corso dei secoli, questi oggetti hanno assunto forme e significati differenti: potevano essere utilizzati per difendersi da pericoli e sventure, favorire la buona sorte, propiziare l’amore oppure contrastare maledizioni e influssi maligni. In alcune località della Sardegna, inoltre, gli amuleti venivano impiegati anche come ex voto e accompagnavano i carri processionali dedicati ai santi più venerati.
🔶 Il significato degli amuleti
L’origine del termine “amuleto” non è del tutto certa. Secondo alcune interpretazioni potrebbe derivare dal latino a-molior, cioè “allontanare”, mentre altre ipotesi richiamano il greco amulon o l’arabo hamala, che significa “portare con sé”.
In senso generale, un amuleto è un oggetto al quale viene attribuito il potere di proteggere chi lo possiede oppure di favorire eventi positivi. Nella tradizione sarda esistono numerosi amuleti e talismani destinati a contrastare il malocchio, le fatture o altre forme di avversità, ciascuno con caratteristiche e funzioni specifiche.
Ricostruirne l’origine non è sempre semplice. Nel corso della storia, infatti, il rapporto tra il Cristianesimo e questi oggetti è stato spesso ambiguo: talvolta considerati retaggi di pratiche pagane, altre volte tollerati o integrati nella religiosità popolare. Questo processo ha contribuito a rendere difficile distinguere il confine tra l’aspetto magico-sacrale originario e l’uso tradizionale che ne è derivato.

Tra gli amuleti più rappresentativi della Sardegna figurano senza dubbio su kokku e sa punga, conosciuti con denominazioni differenti a seconda delle varie zone dell’isola.
🔶 Su kokku: l’occhio buono contro il malocchio
Tra tutti gli amuleti della tradizione sarda, su kokku è probabilmente il più noto. La sua diffusione è tale da averlo reso uno degli elementi più riconoscibili della gioielleria tradizionale dell’isola.
Ancora oggi viene donato non soltanto per la sua eleganza estetica, ma soprattutto per il significato simbolico che porta con sé. La sua forma tondeggiante richiama infatti l’idea dell’“occhio buono”, capace di contrastare l’azione dell’“occhio cattivo” associato al malocchio.
Secondo la tradizione, su kokku avrebbe la capacità di assorbire e trattenere al proprio interno energie negative, maldicenze, maledizioni e influenze nocive. Perché potesse esercitare pienamente la sua funzione protettiva, tuttavia, era necessario riceverlo in dono.
In passato veniva spesso regalato anche a famiglie prive di discendenti, considerate particolarmente vulnerabili. Perdere il proprio coccu era invece considerato un evento estremamente sfavorevole.

Dal punto di vista materiale, si presenta generalmente come una pietra liscia e scura, spesso in onice o ossidiana, più raramente in corallo rosso. La pietra, di forma rotonda, è racchiusa tra due calotte laterali in argento, lavorate in lamina o filigrana e spesso sostenute da sottili catenelle.
Nelle diverse aree della Sardegna può assumere nomi differenti, tra cui pinnadellu, kokko, cocco, sabagiu e kokku.
🔶 Sa punga: il talismano contro gli influssi negativi
Accanto a su kokku, un altro importante amuleto della tradizione isolana è sa punga.
Si tratta di un piccolo involucro quadrato realizzato in panno o broccato, all’interno del quale venivano custoditi diversi elementi naturali e simbolici scelti per le loro proprietà protettive. Grano, semi, monete, cera benedetta, preghiere o piccoli scritti erano tra gli oggetti più comunemente inseriti.
A seconda delle località, questi talismani sono conosciuti anche con i nomi di rezzettas, fortalesas, scrittus, breus o contramazzina.
Se su kokku era principalmente associato alla difesa dal malocchio, sa punga svolgeva funzioni più ampie. Poteva certamente essere utilizzata contro gli influssi maligni, ma anche per proteggere le donne durante la gravidanza e il parto, gli uomini dai pericoli legati alle armi da fuoco o da taglio, dagli incendi e perfino dalle minacce che potevano colpire il bestiame.
Per questo motivo non era raro che pastori e banditi portassero sempre con sé una punga.

La realizzazione di questi amuleti era generalmente affidata alle donne, che li confezionavano utilizzando gli elementi disponibili e ritenuti più adatti. Nei contesti religiosi, le suore inserivano spesso frammenti di cera benedetta o piccoli pezzi di abiti appartenuti a santi. In questi casi gli amuleti prendevano il nome di scapolari.
Ogni punga era pensata per una persona specifica e costruita in base alla sua storia, alle sue necessità e alle sue paure. Proprio per questa ragione non poteva essere prestata ad altri. Inoltre, secondo la credenza popolare, non doveva mai essere aperta: violarne il contenuto significava comprometterne irrimediabilmente l’efficacia.
🔶 Tra fede popolare e antiche formule
Sia is kokkus sia is pungas erano spesso accompagnati dalla recitazione di brebus, particolari formule e preghiere che univano elementi sacri e profani. In queste invocazioni trovavano spazio sia le forze della natura, come il sole e la luna, sia i santi taumaturghi della tradizione cristiana. Un intreccio di credenze che testimonia la straordinaria capacità della cultura sarda di conservare nel tempo antichi saperi, integrandoli con le pratiche religiose e popolari che hanno accompagnato la vita delle comunità dell’isola per secoli.
Lo sapevi?
Ancora oggi su kokku viene regalato come simbolo di protezione e buon auspicio. Molti gioielli della tradizione sarda conservano questa antica funzione simbolica, tramandando fino ai giorni nostri credenze e rituali che affondano le radici nella storia più antica dell’isola.
Riferimenti bibliografici
M. Cannas, Riti magici e amuleti: il malocchio in Sardegna D. Turchi, Lo sciamanesimo in Sardegna
🔶 Dalle credenze popolari ai misteri della storia: un viaggio nella Cagliari più affascinante
Gli antichi amuleti della tradizione sarda raccontano un mondo in cui fede, superstizione e protezione si intrecciavano nella vita quotidiana.
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Roberta Carboni è una Guida turistica, da oltre 10 anni e Storica dell’arte, vive a Cagliari ed appassionata di Sardegna, che ama così tanto, da tutta la vita, ed è proprio per questo che ha scelto di raccontarla, attraverso tour tematici esclusivi. In questo modo, contribuisce a far conoscere l’isola non soltanto per chi ancora non la conosce, ma anche per gli stessi sardi. I tour si svolgono sia all’interno di Cagliari, quindi nel centro storico e in altre parti della città, che nei dintorni della stessa, spingendosi anche nel sud e centro della Sardegna.
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